Tutto sembra favorevole a un’esplosione senza precedenti della rabbia dei lavoratori. La crisi è ormai aperta, è chiara a tutti e nessuno può sfuggirne. Pochi credono ancora all’“uscita dalla crisi” di cui ci parlano tutti i giorni. Il pianeta ci mostra sempre più il suo spettacolo quotidiano di desolazione: guerra e barbarie, fame insopportabile, epidemie, per non parlare delle manipolazioni da irresponsabili apprendisti stregoni che i capitalisti operano sulla natura, la vita e la salute, al solo scopo di realizzare sempre più profitto. Di fronte a tutto questo è difficile immaginare quale altro sentimento possa pervaderci se non l’indignazione e la voglia di rivolta. E’ difficile pensare che la maggioranza del proletariato creda ancora a un futuro nel capitalismo. Purtuttavia le masse non hanno ancora ripreso appieno il cammimo della lotta.

Bisogna allora pensare che è finita? Che il rullo compressore della crisi è troppo forte, che la demoralizzazione che produce è insuperabile?

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Il principale elemento di freno dell’azione del proletariato in Italia è stato e resta l’azione del sindacalismo, ed in particolare quello di base. Nel 2011 c’è stato un record di ore si sciopero, a conferma dell’attivismo sindacale per evitare movimenti più ampi e/o tendenti all’autonomia. E mentre si fa sempre più strada tra i proletari l’idea che i sindacati tradizionali servono solo gli interessi dei padroni si sviluppa, ai margini delle strutture confederali, tutta una pletora di sindacatini divisi per aree geografiche, per settore lavorativo, ma soprattutto divisi tra di loro dall’ambizione di avere ognuno diritto di prelazione su quanto sfugge al controllo dei sindacati maggiori. Per capire questo fenomeno che è tipicamente italiano (a nostra conoscenza non esistono altri paesi con una tale quantità e variegazione di strutture sindacali) occorre fare un po’ la storia di queste formazioni.

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Perché scrivere oggi sul comunismo primitivo? Nel momento in cui la caduta verticale in una crisi economica catastrofica e lo sviluppo di lotte attraverso il pianeta pongono nuovi problemi ai lavoratori del mondo intero, che l’avvenire del capitalismo si fa scuro e la prospettiva di un mondo nuovo pena tanto a nascere, ci si può chiedere quale interesse possa suscitare lo studio della società della nostra specie, dalla sua apparizione (circa 200.000 anni fa), fino al periodo neolitico (che data circa 10.000 anni fa), una società nella quale ancora oggi vivono certe popolazioni umane. Tuttavia, restiamo convinti che la questione è tanto importante per i comunisti di oggi quanto lo fu per Marx ed Engels nel diciannovesimo secolo, sia per il suo interesse scientifico generale in quanto elemento di studio dell'umanità e della sua storia, e sia per la comprensione della prospettiva e della possibilità di una società comunista futura che possa sostituire la società capitalista moribonda.

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Nell’ultimo numero di questo giornale (Rivoluzione Internazionale n. 177), nell’articolo Sudafrica: la borghesia sguinzaglia poliziotti e sindacati contro la classe operaia, abbiamo analizzato il contesto in cui si è sviluppato il massacro dei minatori in sciopero a Marikana operato dalla polizia sudafricana lo scorso 16 agosto. Abbiamo mostrato in che maniera i sindacati e il governo avevano nei fatti teso una trappola mortale agli operai, con lo scopo di strangolare la dinamica di lotta che attraversa da diversi mesi “la più grande democrazia africana”. Mentre i suoi sbirri brutalizzavano e assassinavano i lavoratori in completa impunità, la borghesia imbracciava il tema dell’apartheid per trascinarli sullo sterile terreno della pretesa lotta tra razze di cui i lavoratori neri sarebbero le vittime. Gli scioperi sembravano estendersi ad altre miniere, era tuttavia impossibile determinare con certezza se essi sarebbero scivolati sul terreno del conflitto inter-razziale o avrebbero continuato ad estendersi.

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Pubblichiamo qui di seguito il contributo di una lettrice che permette, alla luce delle ricerche in psicologia sociale e in neurologia, di capire meglio i legami tra le condizioni di vita ed i comportamenti di dipendenza da sostanze psicoattive. Spiegando i meccanismi che sono alla base di questo fenomeno crescente, questo contributo illustra un aspetto dell’impasse del capitalismo e tutto il cinismo della classe dominante. Prendere coscienza della realtà delle sofferenze generate dallo sfruttamento e dalla barbarie della società è importante. L’appello alla “coscienza collettiva” é, a questo titolo, perfettamente valido in quanto si tratta di un'arma degli sfruttati usata per criticare e rovesciare una società disumana. Noi ci teniamo dunque a salutare vivamente il contributo della compagna e ad incoraggiare questo approccio. Si precisa che i riferimenti di legge e le statistiche si riferiscono alla Francia, ma un discorso del tutto analogo vale per tutti gli altri paesi, compresa naturalmente l’Italia. Le note 9 e 11 sono state aggiunte all’articolo originale.

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