Rivoluzione Russa 1917-2017

INTRODUZIONE

Una tragedia proletaria

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Pubblichiamo quest’articolo apparso sulla nostra stampa internazionale nel novembre 1991, quando il fenomeno dell’immigrazione non aveva raggiunto ancora l’intensità e la drammaticità di oggi. Eppure possiamo ritrovare nell’articolo importanti chiavi di lettura per capire la situazione di oggi, e particolarmente il diverso atteggiamento mostrato dalle borghesie dei diversi paesi nell’accogliere o nel respingere le ondate di migranti.

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Pubblichiamo un contributo firmato da “Compagni algerini (Lettori di RI)”. Partendo da un argomento riguardante i problemi di salute, i compagni pongono uno sguardo storico e critico che porta in modo militante alla rimessa in discussione del sistema capitalista: "Le malattie non sono delle calamità naturali, ma catastrofi sociali legate al modo di produzione capitalista".

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1. Bilancio di un anno: da Bersani a Letta, da Letta a Renzi

In un precedente articolo[1] di giugno 2013 abbiamo mostrato come la borghesia italiana abbia attraversato un periodo di grandi difficoltà, con una perdita crescente di controllo sull’elettorato e con la difficoltà a garantire un esecutivo stabile e credibile. Nel frattempo le cose sono andate avanti e sono cambiate in maniera significativa.

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La CCI ha tenuto il suo 20° Congresso internazionale. Il congresso di un'organizzazione comunista costituisce uno dei momenti più importanti della sua attività e della sua vita. Quello dove l'insieme dell'organizzazione (per mezzo di delegazioni nominate da ciascuna delle sue sezioni) fa il bilancio delle sue attività, analizza in profondità la situazione internazionale, stabilisce delle prospettive ed elegge l'organo centrale che ha il compito di assicurare che le decisioni del congresso siano messe in opera.

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La decomposizione del capitalismo

1. Da un secolo, il modo di produzione capitalista è entrato nel suo periodo di declino storico, di decadenza. È lo scoppio della Prima Guerra mondiale, nell'agosto 1914 a segnare il passaggio tra la "Belle Époque", quella dell'apogeo della società borghese, e "l'era delle guerre e delle rivoluzioni", come l'ha qualificata l'Internazionale Comunista all'epoca del suo primo congresso, nel 1919.

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Nell’ottobre 2013 è nato un nuovo “gruppo politico” donandosi il nome pomposo di “Groupe Internationale de la Gauche Communiste” (GIGC, Gruppo internazionale della Sinistra comunista).

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ABC

blablablabla

Il
5 dicembre, il presidente del Sudafrica Jacob Zuma ha annunciato la morte di
Nelson Mandela (1918-2013). La notizia è stata immediatamente trasmessa dai
media di tutto il mondo, seguita pochi giorni dopo da un grande funerale. La
prima cerimonia, tenuta nel grande stadio Soccer City di Soweto (luogo
simbolico delle rivolte contro l'apartheid nel 1976) accoglieva martedì 10
dicembre tutta l’elite internazionale, i capi di stato e di governo di tutto il
mondo.

 

Tutto
questo prima di un tributo e della sepoltura in programma per il 15 dicembre
nel suo villaggio di Qunu nel sud. La maggior parte dei grandi dignitari del
mondo (ufficialmente 53) era presente in questo grande stadio: gli Obama, Hollande,
Joakim Gauk (Germania), Dilma Rousseff (Brasile) e molti altri personaggi come
il Segretario Generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon.

Questa
grande e sacra unione è la migliore prova che Mandela, elogiato in precedenza
da tutti i gauchisti e gli stalinisti, è ora riconosciuto come un degno
rappresentante storico della sua classe: la borghesia! Questo riconoscimento
unanime di tutta la classe dominante, sinceramente a lutto, è in netto
contrasto con il comportamento che la stessa classe ha avuto in passato nei
confronti di autentici rivoluzionari. Gli stessi dignitari hanno spesso non
solo fatto assassinare le grandi figure del movimento operaio, come è avvenuto
per Rosa Luxemburg, Karl Liebknecht e Trotzkij ma, lungi dal meditare in
seguito, hanno sempre scaricato tonnellate di calunnie contro di loro. Fu in
particolare il caso della morte di Lenin dove, in tutti i giornali dell’epoca,
venne raddoppiato l'odio accumulato. E che dire di Marx che, agli occhi di
tutti i borghesi, incarnava il “diavolo” in persona?

Oggi,
il riconoscimento dei valori nazionalisti e di uomo del capitale vale per
Mandela tutti gli onori postumi. Una manna per l'azienda che ha trasformato
momentaneamente i bordi dello stadio di Soweto a Johannesburg in un vero e
proprio supermercato all’aperto: T-shirt con l'immagine del grande leader e
altri prodotti del mondo capitalista che Mandela ha difeso con zelo. Il
proletariato non perde nulla. Egli non piangerà questa figura che, come viene
mostrato nell’articolo qui sotto, incarnava molto bene lo sfruttamento
capitalista.

Nell’ultima
parte della sua vita, Nelson Mandela era considerato una sorta di “santo”
moderno, un apostolo della riconciliazione nazionale e internazionale sotto gli
auspici benevoli della democrazia e della non violenza. Intellettuali borghesi
di ogni sorta, stampa, politici e tutta la banda di “opinionisti” descrivevano
con il ritratto di un uomo illustre “il padre della nazione sudafricana”,
facendolo apparire a volte nelle vesti di un modello di umiltà, integrità e
onestà, a volte sotto quelle di un “eroe” dotato di una notevole propensione
per il perdono.

Ma
questo ritratto elogiativo nasconde di fatto la vita reale di un politico
borghese che non ha mai esitato a sferrare i colpi più duri e utilizzare le
peggiori manovre contro le classi sfruttate.

Il “bilancio”
di Mandela come capo del governo è eloquente: secondo un recente rapporto di
Oxfam, il Sudafrica è “il paese con più
diseguaglianze al mondo e queste diseguaglianze sono aumentate rispetto alla
fine dell’apartheid
”. L'ANC[1] ha
in effetti governato per quasi vent’anni una società in cui le classi
sfruttate, soprattutto la popolazione nera di queste, sono immerse nella
peggiore miseria. Eppure, benché Mandela sia stato il rappresentante indiscusso
della ANC dagli anni 1940, gli “opinionisti” lo presentano ancora come un uomo
politico molto diverso dagli altri leader africani e del resto del mondo.

L'uomo del perdono?

Dopo
la morte di Mandela, i bollettini speciali della stampa borghese l’hanno
ripetuto in tutti i modi possibili: Mandela ha perdonato i suoi aguzzini! Che
generosità! Che altruismo per il bene di tutti!

Il
mito dell’“uomo del perdono”, che esiste solo per magnificare le illusioni
democratiche veicolate dalla figura di Mandela, è d’altronde confermato da lui
stesso nella sua autobiografia, scritta nel 1994, La lunga strada verso la libertà (Long Walk to Freedom - LWF): In
prigione, la mia collera contro i bianchi si affievolisce, ma il mio odio per
il sistema cresce. Volevo che il Sudafrica vedesse che io ho amato anche i miei
nemici mentre odiavo il sistema che ci spingeva l’uno contro l'altro
.”
(LWF, p.6802)[2]

Nonostante
le ricostruzioni storiche completamente irrazionali circolanti dopo la sua
morte, Mandela non è uscito di prigione grazie al suo carattere moderato e
neanche per la “forza delle sue convinzioni” o per la bontà d’anima del
vincitore ex aequo del Nobel per la Pace F.W. de Klerk, capo del governo
sudafricano. Come sempre con la borghesia, la realtà è molto più spregevole.
Mandela è stato liberato dalla sua prigione sotto la pressione di una parte
dell’apparato politico sudafricano e di diverse grandi potenze, soprattutto gli
Stati Uniti, che sono stati in grado di individuare in questo vecchio alleato dell'URSS,
appena smantellata, l’opportunità di garantire una continua fornitura
mineraria, nonostante i problemi provenienti da una società di apartheid sfiatata e minacciata ad ogni
momento di esplosione sociale. Così, quando Mandela lasciò la prigione, l’ANC
subito s’adoperò per rassicurare gli investitori circa la capacità del futuro
governo di tutelare gli interessi economici. Nel Messaggio di Mandela alle
Grandi Imprese americane
del 19/06/1990, possiamo leggere ciò che lui ha
detto molte volte: “Il settore privato,
sia nazionale che internazionale, riceverà un contributo fondamentale per
realizzare la ricostruzione economica e sociale dopo l'apartheid. (... ) Siamo
sensibili al fatto che, in quanto investitori in un’Africa post apartheid,
avrete bisogno di avere fiducia nella sicurezza dei vostri investimenti, un
ritorno sufficiente ed equo per il vostro capitale e un buon clima generale di
pace e di stabilità.
[3]
Assicurare al Capitale la pace sociale attraverso la mistificazione
democratica: questo è il vero significato della liberazione “miracolosa” di
Mandela e l’improvvisa conversione di questo fomentatore di attentati mortali alla
non violenza e al perdono!

Un convinto sostenitore degli interessi
del Capitale nazionale!

All’inizio
alleato del regime stalinista, che ha per molto tempo fornito addestramento
militare ai suoi partigiani, Mandela, alla fine del 1980, cioè nel momento
stesso in cui stava negoziando la sua liberazione, si è adoperato per demolire
la sua immagine di “socialista” a favore di quella di difensore degli interessi
nazionali sudafricani.

Mandela
ha spesso fatto riferimento alla Carta
della Libertà
dell’ANC, adottata nel 1955: Nel giugno del 1956, nel
mensile Libération, ho notato che la Carta mirava all’impresa privata e
permetteva al capitalismo di svilupparsi per la prima volta in Africa.

(LWF, p.205). Nel 1988, quando lui negoziava in segreto con il governo, ha
fatto riferimento allo stesso articolo “in
cui dicevo che la Carta per la libertà non era una ricetta per il socialismo,
ma per il capitalismo applicato in Africa. Ho detto loro che dopo non avevo cambiato
idea
.” (LWF, p.642). Analogamente, quando Mandela ha ricevuto la visita,
nel 1986, di una delegazione di importanti personalità, “ho detto loro che ero un nazionalista sudafricano, non un comunista, che
i nazionalisti stanno diventando sempre più importanti
.” (LWF, p.629)

Di
questo nazionalismo immutabile e del suo ruolo nella “pacificazione” della
società a favore della borghesia, Mandela ne era pienamente consapevole quando
scriveva sul massacro di Sharpeville nel 1960, “la Borsa di Johannesburg crollò e i capitali cominciarono a fuggire dal
paese
.” (LWF, p.281). Di fatto, la fine dell'apartheid aprì un
periodo di incremento degli investimenti esteri in Sudafrica.

Ma
"l’emergenza" economica del paese si fece ben inteso con il sudore
della classe operaia, in gran parte composta da lavoratori neri, senza che questa
potesse uscire minimamente dalla povertà assoluta in cui era immersa da molti
decenni. Tuttavia, nel corso degli anni ‘950, Mandela diceva che “l’obiettivo nascosto del governo era di
creare una classe media africana per spegnere l’appello dell’ANC e la lotta per
la liberazione.
” (LWF, p.223) In pratica, la “liberazione” politica dei
lavoratori neri e quasi tre decenni di governo dell’ANC non hanno gonfiato in
modo significativo le fila di questa “classe media” africana.

L'incremento
dello sfruttamento ha significato anche la repressione, la rimilitarizzazione
della polizia, il divieto di manifestazioni e attacchi fisici contro i
lavoratori, come si è visto, per esempio, con lo sciopero dei minatori di
Marikana, nel corso del quale quarantaquattro lavoratori sono stati uccisi e
decine seriamente feriti.[4]

Nella
sua autobiografia, Mandela ha ipocritamente scritto che “tutti gli uomini, anche quelli che hanno più sangue freddo, hanno un
minimo di decenza e se il loro cuore è toccato, sono in grado di cambiare

(LWF, p.549). Ciò che può essere vero per gli individui non lo è per il
capitalismo: questo sistema non ha alcuno scrupolo di decenza e non può essere
modificato. Le apparenze del governo nero dell’ANC sono diverse da quelle dei
loro predecessori bianchi, ma lo sfruttamento e la repressione rimangono.

La
favola della non violenza

La
classe dominante usa l’ideologia della non violenza per spingere il
proletariato a rinunciare alla sua violenza di classe, di massa e organizzata,
e sostituirla con l’impotenza politica. E per farlo, deve inventarsi dei
modelli e delle storie che dimostrano l’efficacia della lotta non violenta.

Il
mito di un Mandela “non violento” è come tale una grossa e ridicola menzogna. L’ANC,
nella sua lotta di “liberazione”, ha spudoratamente utilizzato una forma
particolarmente malvagia di violenza, tipica delle classi senza futuro: il
terrorismo. Quando la tattica non violenta ha dimostrato la sua inefficacia, l'ANC
ha creato un’ala militare, nella quale Mandela ha svolto un ruolo centrale. “Esistevano quattro tipi di attività
violente: il sabotaggio, la guerriglia, il terrorismo e la rivoluzione aperta
”.
Mandela sperava che il sabotaggio “portasse
il governo al tavolo dei negoziati
”. Sebbene furono date precise istruzioni
affinché non avessimo nessuna perdita di
vite umane ( ... ), se il sabotaggio non avesse prodotto i risultati attesi,
eravamo pronti a fare il passo successivo: la guerriglia e il terrorismo
.”
(LWF, p.336)

Così,
il 16 Dicembre 1961, “degli ordigni artigianali esplosero nelle centrali
elettriche e negli uffici governativi a Johannesburg, Port Elizabeth e Durban.”
(LWF, p.338) Nel 1983, quando l’ANC organizzò il primo attentato mortale in cui
diciannove persone furono uccise e più di duecento ferite, Mandela scrisse: “La morte violenta di civili è stato un
tragico incidente e ho sentito un profondo orrore all'annuncio del numero delle
vittime. Ma come sono stato scosso da queste vittime, allo stesso modo sapevo
che tali incidenti sono l’inevitabile conseguenza della decisione di
intraprendere un conflitto militare
” (LWF, p.618). Adesso si fa riferimento
a tali “incidenti” utilizzando il dolce eufemismo di “danni collaterali”.

Nella
sua testimonianza in tribunale, nel 1964, Mandela si è autodefinito come un “ammiratore” della democrazia: “Ho un grande rispetto per le istituzioni
politiche britanniche e il sistema giuridico di questo paese. Considero il
Parlamento inglese come l’istituzione più democratica del mondo e
l'indipendenza e l’imparzialità della sua magistratura hanno sempre suscitato
la mia ammirazione. Il congresso degli Stati Uniti, la dottrina di questo paese
che garantisce la separazione dei poteri e l’indipendenza della magistratura,
risvegliano in me sentimenti analoghi”
(LWF, p.436 ). Come campione di
democrazia, Mandela serve ancora gli interessi sordidi della sua classe essendo
chiaramente destinato a incarnare, da morto come da vivo, la punta avanzata
dell’ideologia democratica moderna e di un preteso capitalismo dal volto umano.

KS e
El Genericor (10 dicembre)

[1] African National Congress, il partito di
Nelson Mandela al potere dalla fine dell'apartheid nel 1994.

[2] L’impaginazione
è quella del libro in inglese.

[3] Sottolineatura
nostra.

Geografiche: Patrimonio della Sinistra Comunista: 
Il 5 dicembre, il presidente del Sudafrica Jacob Zuma ha annunciato la morte di Nelson Mandela (1918-2013). La notizia è stata immediatamente trasmessa dai media di tutto il mondo, seguita pochi giorni dopo da un grande funerale. La prima cerimonia, tenuta nel grande stadio Soccer City di Soweto (luogo simbolico delle rivolte contro l'apartheid nel 1976) accoglieva martedì 10 dicembre tutta l’elite internazionale, i capi di stato e di governo di tutto il mondo.

 

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