L’11 gennaio 2013, il Presidente francese, François Hollande, ha lanciato l’operazione “Serval” per condurre la “guerra contro il terrorismo” nel Mali. Aerei, blindati, camion e uomini armati fino ai denti si dispongono nel sud del Sahel. Nello stesso momento in cui scriviamo, gli aerei sganciano le bombe, le mitragliette sputano pallottole e i primi civili cominciano a cadere. Ancora una volta la borghesia francese si lancia alla testa di un conflitto armato in Africa. Ancora una volta, lo fa in nome della pace.

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Qui di seguito ripubblichiamo un articolo che è uscito nel maggio 1990, ovvero giusto 6 mesi dopo il crollo del blocco dell'est a proposito del quale facevamo notare come questo avvenimento fornisse la conferma dell’entrata del capitalismo in una nuova fase del suo periodo di decadenza: quello della decomposizione generale della società. Prima ancora che si producessero gli avvenimenti dell’est, la CCI aveva già messo in evidenza questo fenomeno storico (vedi in particolare la Revue Internationale n°57). Se riproponiamo oggi questo articolo a 23 anni dalla sua prima pubblicazione è perchè riteniamo che l'evoluzione della società abbia mostrato con ancora maggiore evidenza la correttezza di questa analisi. Questi avvenimenti di oggi - ed in particolare l’entrata del mondo in un periodo di instabilità mai visto in passato - obbligano i rivoluzionari ad analizzare con la massima attenzione questo fenomeno, le sue cause e conseguenze, a mettere in evidenza la posta in gioco di questa nuova situazione storica.

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Il carrozzone elettorale è in piena attività. “I cittadini italiani” sono invitati a recarsi ancora una volta alle urne il 24 e 25 febbraio. In questi giorni televisione, radio e stampa non parlano d’altro e tutti i politici sono in pieno fermento. Agli elettori promettono di tutto (togliamo l’IMU, creiamo sviluppo, facciamo pagare le tasse ai ricchi, salviamo i giovani, la giustizia sociale, la democrazia…) mentre tra di loro si ingiuriano, si accusano a vicenda della catastrofe dell’economia italiana, ora mantenendo le distanze, ora strizzando l’occhio a questo o a quello. E più si avvicina la scadenza, più i protagonisti della sceneggiata si infervorano nelle rispettive parti di eroici salvatori dell’Italia e dei suoi “cittadini”.

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Start: 19/01/2013 - 16:30
Ogni tanto vincono gli operai; ma solo transitoriamente. Il vero e proprio risultato delle loro lotte non è il successo immediato ma il fatto che l’unione degli operai si estende sempre più. Essa è favorita dall’aumento dei mezzi di comunicazione, prodotti dalla grande industria, che mettono in collegamento gli operai delle differenti località.

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primo trimestre 2013
E’ passato poco più di un anno dall’avvento del governo Monti e tutti ci ricordiamo il sospiro di sollievo che, anche tra i più avvertiti, si è tirato per la messa al bando di Berlusconi e di quell’accozzaglia di cialtroni che componevano il suo governo. Quel sospiro è durato fin troppo poco perché, come tutti ci ricordiamo, in nome del raddrizzamento dell’Italia e dello spread che continuava a salire, il nuovo governo Monti ha dimostrato di non essere affatto imbarazzato per il fatto che tutti lo chiamavano “governo tecnico” ed ha cominciato a sparare nel mucchio con degli attacchi che non si erano ancora visti fino a quel momento e che andavano ad aggiungersi a quelli che avevano già prodotto i vari governi precedenti, di destra e di “sinistra”

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Ancora una volta i missili israeliani hanno colpito Gaza. Nel 2008, l’operazione “Piombo fuso” uccise quasi 1.500 persone, molti civili, nonostante le dichiarazioni ufficiali pretendessero che solo i terroristi erano oggetto di “attacchi chirurgici”. La striscia di Gaza è una delle regioni più povere e più densamente popolate del mondo. Pertanto è assolutamente impossibile distinguere i “terroristi” dalle zone residenziali che li circondano. Nonostante le armi sofisticate di cui dispone Israele, la maggior parte dei danni dell’attuale campagna militare colpisce anche donne, bambini e anziani.

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Pubblichiamo di seguito un articolo scritto da un compagno molto vicino alla CCI in Spagna che racconta e trae degli insegnamenti dalle mobilitazioni dei lavoratori e delle masse oppresse della Palestina. Salutiamo con forza questa iniziativa. In una regione dove c'è un brutale scontro imperialistico, con enormi sofferenze per la popolazione, parole come classe, proletariato, lotta sociale, autonomia del proletariato... sono seppellite dalle parole guerra, nazionalismo, rivalità etniche, conflitti religiosi, ecc. Per questo tali mobilitazioni sono importanti e devono essere conosciute e prese in considerazione dai proletari di tutti i paesi. Ci propongono di essere solidali con nazioni, popoli, governi, organizzazioni di “liberazione” di vario tipo... dobbiamo rigettare una tale solidarietà! La nostra solidarietà può andare solo ai lavoratori e agli oppressi della Palestina, di Israele, dell’Egitto, della Tunisia e dal resto del mondo. SOLIDARIETÀ DI CLASSE CONTRO “SOLIDARIETÀ” NAZIONALE.

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