Contro gli attacchi che continuano a crescere in tutti i paesi, le reazioni della classe operaia sono molto limitate e particolarmente laboriose. Tutto ciò conferma il fatto che la lotta del proletariato per rovesciare l’ordine costituito è una grande sfida storica che richiede tenacia e pazienza. La strada per la rivoluzione è un lungo cammino, difficile e complesso, che richiede una profonda riflessione e un reale sforzo teorico. Pubblichiamo di seguito un estratto della nostre serie: “All’alba del ventunesimo secolo: perché il proletariato non ha rovesciato il capitalismo? Questo estratto del secondo articolo esamina più specificamente un importante ostacolo per comprendere le difficoltà che ancora pesano sulla classe operaia: l’impatto ideologico del crollo dello stalinismo. Tuttavia, la spiegazione di fondo non può essere limitata o ridotta a questa sola dimensione, incoraggiamo i nostri lettori a ritornare sul contenuto di questi articoli nella loro interezza.

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“Intensificazione militare in Corea del Nord”, “La Corea del Nord annuncia che è in stato di guerra con il Sud”, “La Corea del Nord minaccia di colpire gli Stati Uniti”, “Minaccia di guerra nucleare”… i titoli dei giornali ci hanno fatto sudare freddo. Ma contrariamente alla propaganda che ci è stata servita mattina, pomeriggio e sera, questa palpabile tensione militare non è il frutto dei soli cervelli malati dei dirigenti nord-coreani. Tutta l’Asia del Sud-est è presa in questa spirale. Ad esempio, negli ultimi mesi, il Giappone si è scontrato continuamente con la Cina per il controllo delle isole Senkaku/Diyao e con la Corea del Sud per quello dell’isola di Takeshima/Dokdo, a colpi di dichiarazioni bellicose e di campagne nazionaliste. Del resto, per comprendere realmente ciò che avviene oggi in Corea, è imperativo studiare la storia moderna, molto densa, dei conflitti che hanno devastato l’Asia.

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Un miliardo di esseri umani sono sottonutriti! A ciò bisogna aggiungere la miseria crescente che colpisce una gran parte della popolazione mondiale, diventata ormai la maggioranza. Malgrado, i progressi tecnici e le capacità di produrre senza precedenti, in grande parte del mondo si crepa ancora di fame! Come spiegare un tale paradosso?

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Pubblichiamo qui di seguito la traduzione di una dichiarazione di lavoratori di Alicante, una città del sud-est della Spagna, sulla costa del Mediterraneo, preceduta da una breve introduzione della nostra organizzazione. Questi due testi sono stati pubblicati sul nostro sito web in lingua spagnola.

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Mentre le pretese “rivoluzioni arabe” festeggiavano il loro secondo anniversario, le sommosse e le manifestazioni massicce che si sono prodotte in questi ultimi mesi in Egitto ed in Tunisia ricordano al mondo che la cacciata dei dittatori Ben Ali e Mubarak non ha risolto niente. Al contrario, la situazione economica con la sua scia di disoccupazione crescente, miseria e attacchi contro i proletari si è aggravata. Inoltre, l’autoritarismo regnante così come la violenza della repressione che oggi si abbattono sui manifestanti non ha niente da invidiare a quelle che c’erano prima.

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Un anno e mezzo fa, di fronte all’inettitudine del governo Berlusconi, la borghesia italiana, grazie al suo “grande vecchio” Napolitano, gettò sul tavolo la carta Monti con il suo governo di tecnici. In questa maniera la borghesia voleva raggiungere vari obiettivi: innanzitutto mettere mano all’economia con delle “riforme” e delle misure che fossero di lungo respiro e di maggiore efficacia rispetto a quelle, pur dolorose per i lavoratori italiani, prese da Berlusconi; questo obiettivo era tanto più urgente visto che l’Italia era nel mirino della speculazione che, facendo salire lo spread[1], aggravava notevolmente il costo del debito dello Stato italiano, con un attacco così forte da far temere alla borghesia di fare la fine della Grecia. Il secondo obiettivo era avere a capo del governo qualcuno che fosse capace di ridare credibilità internazionale all’Italia che ormai veniva vista, e trattata, come un paese di secondo ordine, visto che era governata da un clown, più interessato a raccontare barzellette e fare scherzi durante i summit internazionali, piuttosto che a vedere come difendere gli interessi imperialisti italiani in queste riunioni.

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Pubblichiamo qui di seguito un nostro contributo al dibattito che si è sviluppato sul nostro forum in lingua spagnola a proposito dei criteri che dovrebbero essere alla base dell’economia in una futura società comunista. Nella società comunista sarà necessario un calcolo economico? È evidente che l’umanità ricorrerà a metodi scientifici di pianificazione, organizzazione e distribuzione della produzione. Quali saranno questi metodi? Su quali unità di misura ci si baserà?

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Mentre le pretese "rivoluzioni arabe" festeggiavano il loro secondo anniversario, le sommosse e le manifestazioni di massa che si sono prodotte in questi ultimi mesi ed anche nelle ultime settimane in Egitto ed in Tunisia sono servite a ricordare di fronte al mondo intero che la cacciata dei dittatori Ben Ali e Mubarak non ha risolto niente. Al contrario, la situazione economica con il suo seguito di disoccupazione crescente, di miseria e di attacchi anti-operai, si è aggravata. E l'autoritarismo regnante come la violenza della repressione che si abbatte oggi sui manifestanti non hanno niente da invidiare a quanto succedeva nei precedenti regimi.

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La Riunione Pubblica a Milano prevista per il 23 marzo non si terrà a causa dell'indisponibilità per la libreria Calusca di ospitarci per questa data. Ci scusiamo con i nostri lettori. La nuova data per la riunione sarà comunicata sempre sul nostro sito.

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Annunciando l’adozione di una legge che autorizza il matrimonio omosessuale, il governo francese ha scatenato, come è capitato in tutti i paesi che hanno seguito la stessa strada, una serie di mobilitazioni e di dibattiti mediatici dove ciascuno ha dovuto scegliere da che parte stare: pro o contro il “matrimonio gay”. Anche in Italia questa questione suscita un certo interesse e spesso viene usata per creare divisioni e falsi schieramenti. Per questo abbiamo tradotto il seguente articolo scritto dai nostri compagni in Francia.

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